‘Banca dati’ per la realizzazione di studi clinici: società multata pesantemente
Si parla di dati non anonimi. Il codice associato a ciascun paziente consentiva di seguirlo nel tempo. Ciò, unito a un patrimonio informativo molto dettagliato (anno di nascita, sesso, diagnosi, sintomi, prescrizioni, esami, vaccinazioni, oltre a dati di localizzazione) ha reso possibile isolare i singoli pazienti
Multa saluta – 7milioni di euro, per la precisione – inflitta dal ‘Garante per la privacy’ (provvedimento del 23 settembre 2026) alla ‘IQVIA Solutions Italy S.r.l.’, società che, parte di un gruppo multinazionale attivo nell’analisi dei dati sanitari e nella ricerca clinica, è risultata colpevole di avere costituito una ‘banca dati’ con informazioni sulla salute di un milione di pazienti di ottocento medici di medicina generale, ‘banca dati’ poi utilizzata per studi commissionati anche da aziende farmaceutiche.
Chiarissimo l’addebito mosso dal ‘Garante’ alla società: i dati utilizzati non erano anonimi e, difatti, il codice associato a ciascun paziente consentiva di seguirlo nel tempo. Ciò, unito a un patrimonio informativo molto dettagliato (anno di nascita, sesso, diagnosi, sintomi, prescrizioni, esami, vaccinazioni, oltre a dati di localizzazione) rendeva possibile isolare i singoli pazienti e, con mezzi ragionevoli, reidentificarli.
Il ‘Garamte’ ha anche ritenuto ‘IQVIA’ titolare del trattamento fin dalla raccolta dei dati presso i medici, e ha evidenziato che la società ha trattato quei dati sulla salute senza un’idonea base giuridica e senza informare adeguatamente i pazienti e, inoltre, non ha definito i tempi di conservazione, poiché i dati risalivano fino al 2001.
Inoltre, la società non ha effettuato la valutazione d’impatto e non ha adottato misure di sicurezza adeguate.
In particolare, nella ‘banca dati’ sono confluiti anche informazioni identificative (nomi, codici fiscali, indirizzi, recapiti) di oltre tremila e trecento pazienti, di cui più di tremila insieme a dati sulla salute.
Sanzione a parte, la società dovrà, entro centoventi giorni, adeguare il trattamento, qualora intenda proseguire l’attività, attenendosi alle prescrizioni del ‘Garante’. In alternativa, l’anonimizzazione dovrà essere effettuata autonomamente dai medici, secondo quanto previsto dal ‘Garante’.